Una poesia per Gaia

La neve scivola giù dalla montagna
Il ghiaccio genera inondazioni per una stagione
arriva veloce una pioggia insistente
Poi il fango è riarso
nella foresta si piazzano legnetti
per la celebrazione del fulmine.
Al Gore. Candidato alla presidenza degli Stati Uniti d’America nel 2000 e clamorosamente battuto dal veterano G.W. Bush, diventa in breve il paladino della causa ambientalista infiammando il dibattito mondiale con tesi apocalittiche sulla fine del pianeta terra. Un paio di anni fa uscì il suo primo libro, documento rivelazione, “Una scomoda verità” nel quale elencava, con tanto di accuratissimi dati, i disastri creati dall’uomo che sta facendo precipitare Gaia al punto di non ritorno. Esce ora in Italia la sua seconda opera “La scelta”. Qui la fredda analisi lascia spazio ad un sentimentalismo quasi obbligato per un eroe della “Causa” quale lui è. Infatti si cimenta in opere poetiche che, a detta degli esperti in materia, sono degne di nota.
Ed è proprio in vista del vertice di Copenaghen, iniziato il 7dicembre,  che Al Gore ritorna a far parlare di se e del tema a lui così tanto caro. 192 i paesi accorsi al summit. Sempre più agghiaccianti i responsi di ricercatori ed equipe di studiosi. “Il cambiamento climatico devasterà il nostro pianeta e con esso la nostra prosperità e la nostra sicurezza”. “11 degli ultimi 14 anni sono stati i più caldi mai registrati; la calotta artica si sta sciogliendo e i surriscaldati prezzi del petrolio e dei generi alimentari è solo un assaggio della distruzione che ci attende”.”E’ troppo breve il tempo che abbiamo ancora a disposizione per contenere i danni. La risposta del mondo, fin’ora, è stata tiepida e debole”. “Senza interventi entro il 2100 le Maldive, parte di Hong Kong, Venezia, Manhattan e Londra saranno sommerse”.”Fra 100 anni il mare si innalzerà di un metro e mezzo”.
Da tutto ciò si evince che la storia è sempre la stessa. Un altro dejà vu sotto i  cieli di Copenaghen. Siamo d’accordo tutti sul fatto che ripetita juvant ma se la faccenda è così urgente, altrettanto urgenti dovrebbero essere le misure atte a risolverli. Va bene anche sensibilizzare le masse e terrorizzarle con filmati stile “post- nucleare- fantascientifico”, ma sono i governi, a questo punto, a dover prendere, realmente, in mano la situazione e raggiungere il tanto agognato accordo.
“Meno emissioni di CO2. Ritornare ad un clima pre industriale”. Ci piacerebbe tanto. Peccato, però, che anche i pesi sottosviluppati, come l’India, si stanno risollevando dalle ceneri e stanno iniziando la corsa verso la modernizzazione. Quindi di rallentare la produzione di anidride carbonica non se ne parla nemmeno. Allora che fare?
Energie alternative, pulite, rinnovabili. La nostra vita è quasi esclusivamete gestita dal Dio Petrolio. Negli ultimi anni le riserve mondiali sono andate crescendo grazie  alla scoperta di nuovi giacimenti e all’introduzione di nuove tecnologie di estrazione. Secondo i dati dell’OPEC i giacimenti noti e sfruttabili garantirebbero ancora 1300 miliardi di barili sufficienti per altri 85 anni. Dopo di che?
Al momento la più importante fonte di energia rinnovabile è il vento che ha costi inferiori a 8 centesimi al chilowatt ed una crescita del 30% l’anno su scala mondiale. Le torri sono sempre più grandi, capaci di catturare sempre più vento ad altezze superiori. Certo,le turbine eoliche sono considerate sgradevoli alla vista, ma addirittura gruppi di scienziati geniali si stanno prodigando per accontentare quella fascia di popolazione che non può, in alcun modo, rinunciare all’estetica: giostre tirate da aquiloni in grado di generare 1 GW di energia, pari ad un reattore nucleare. Recentemente si è persino applicato un enorme parapendio ad una nave container per favorirne l’avanzamento e risparmiare carburante! Le soluzioni quindi ci sono, anche se un tantino bizzarre, ma d’altronde che abbiamo da perdere? Solo la nostra amata e sempre meno Gaia madre terra.

Leave a Reply