Una Biblioteca per Nelson Mandela: il quartiere Appio-Latino celebra il padre della lotta all’apartheid

Lo scorso 5 febbraio si è svolta l’intitolazione a Nelson Mandela della Biblioteca Appia: un presidio di cultura per mantenere vivo il ricordo del Premio Nobel per la Pace, cittadino onorario di Roma dal 1982. 
Il 5 dicembre 2013 si è spento il padre della lotta all’apartheid, il punto di riferimento per quanti, da sempre, combattono il razzismo. L’Invictus, per utilizzare il titolo della poesia scritta nel 1888 dal poeta inglese William Ernest Henley, e fonte di sollievo per Mandela nei ventisette lunghi anni di prigionia. Madiba, per il popolo sudafricano, ma non solo: per il popolo che percorre quella che lui stesso definì “the long walk to freedom”, il lungo cammino verso la libertà, libertà dalla schiavitù della disuguaglianza, dell’oppressione, della segregazione (razziale, di genere, religiosa…).  
Per celebrare i due mesi dalla scomparsa di questo gigante della storia, le Biblioteche di Roma – Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica, hanno deciso di omaggiarne la memoria con un gesto più che significativo: l’intitolazione della Biblioteca Appia. All’evento hanno preso parte autorità e personaggi della cultura, o sarebbe il caso di dire della multi-cultura: sì, perché ciò che si è svolto dalle 18 del 5 febbraio non è stato un semplice rendez-vous di politici di municipio o di intellettuali barbogi e soporiferi, ma una vera festa del dialogo fra esperienze e racconti di vita. Fili che si tessono, si incontrano, si aggrovigliano e si distendono. Da sempre. In tutto il mondo.
Si parte, dunque, con il video-documento proposto da Maria Antonietta Saracino, docente di letterature africane anglofone e traduttrice di Nelson Mandela: la marcia delle donne sudafricane da Johannesburg a Pretoria per la restituzione dei lasciapassare, avvenuta nel 1956. Un fiume di donne che cantano la loro protesta contro la segregazione razziale, contro le differenze: un canto alla vita, un inno alla libertà, una marcia dell’emancipazione, non dal giogo maschilista, ma dalla coercizione dei pensieri.
E grazie alle note della kora di Pape Kanoute veniamo trasportati in un’altra dimensione: corde che vibrando, pizzicano il nostro cor-cordis. La Responsabile della Biblioteca, Alessandra Langellotti, introduce e ringrazia le autorità intervenute: la Ministro Plenipotenziario del Sudafrica Ms. Delina de Villiers-Steenkamp; il Presidente della Commissione Cultura Politiche Giovanili e Lavoro Michela Di Biase; l’Assessore alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica Flavia Barca; il Direttore delle Biblioteche di Roma Alessandro Massimo Voglino. 
Ancora note ipnotiche, e Igiaba Scego, scrittrice italiana e moderatrice dell’evento, presenta e introduce gli interventi dei convenuti: la professoressa Maria Antonietta Saracino; Vincenzo Curatola, Presidente del  Centro Antirazzista e sui Rapporti Italia/Sudafrica Benny Nato Onlus; Ouattara Gaoussou, Presidente del Movimento degli Africani; Gabriella Sanna, del Servizio Intercultura Biblioteche di Roma.
A sostegno dell’universalità del messaggio di pace e fratellanza che Nelson Mandela ha voluto veicolare in ogni istante della sua lotta, sono intervenuti  Felicité Mbezele, attrice e mediatrice culturale camerunense, Ribka Sibhatu poetessa eritrea e Ndjock Ngana poeta camerunense, con letture di brani e poesie. Due esposizioni hanno supportato e reso l’occasione ancor più intensa: la mostra “Il Sudafrica e il contributo italiano alla lotta all’Apartheid” curata dall’Associazione Benny Nato e l’esposizione di libri e oggetti delle culture africane sub sahariane della collezione del Centro interculturale-biblioteca Kel’lam.
Un’occasione per ricordare come le biblioteche, centri di propulsione di cultura letteraria, civile ed umana, possano e debbano fungere da avanguardia per la lotta all’animosità razzista a quei sentimenti che, come smog, inquinano la nostra società, dagli stradi ai muri delle città. Ricordare Nelson Mandela vuol dire essere pronti a non chinare la testa di fronte alla violenza, delle azioni e delle parole, del razzismo: “we are the captains of our souls”, siamo padroni delle nostre anime.
 
di Annalisa Bifolchi
 

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