Strategia di Lisbona, il rapporto di Ronchi

Nel numero precedente abbiamo accennato ( “Lisbona 2010, tutti al lavoro!”) al rapporto che il ministro Andrea Ronchi ha stilato in merito all’attuazione del Piano Nazionale di Riforma 2008-2010, insieme di manovre connesse direttamente con la Strategia di Lisbona. Analizzando il documento nel dettaglio, viene fuori il non esaltante, ma ormai scontato risultato che gli obiettivi della Strategia non sono stati raggiunti o lo sono stati solo in parte. Emerge soprattutto l’eterogeneità di trattamento tra i vari settori, alcuni dei quali presentano una dettagliata disamina degli interventi, in altri invece si accenna a principi generici e spesso scontati; purtroppo, vedremo che questi ultimi sono spesso gli autentici pilastri della Strategia. Ma andiamo per ordine: la prima parte del rapporto è dedicata all’economia, e fin dalle primissime righe si contestualizza tutto all’interno della crisi economica globale; lo stanziamento di 35,5 miliardi nel quadriennio 2008-2011 (il 2,2% del PIL) viene indicato come propedeutico per una politica di lungo termine che veda al centro delle manovre l’azione locale al pari di quella governativa. Si rivendica poi il piano di liberalizzazioni avviato con la legge 99 del 2009. La semplificazione normativa in materia di impresa viene successivamente indicata come una priorità per la ripresa dei mercati, e si individuano linee d’azione dirette: la valutazione economico finanziaria dei brevetti collegata alla Banca dei Brevetti di Università e centri di ricerca e l’istituzione del Fondo nazionale sull’innovazione. Si entra così nel cuore della Strategia: collegato al Fondo è il programma “Industria 2015”,avviato già con la finanziaria del 2007, che dovrà garantire una maggiore accessibilità delle imprese d’avanguardia alle tecnologie più avanzate; si predispone infine un Programma Nazionale della Ricerca da portare a termine entro il 2013, con l’intenzione di accettare una “nuova visione delle attività di ricerca dove, accanto agli interventi dedicati esclusivamente all’avanzamento del sapere, la ricerca, sia fondamentale che industriale, è orientata ad applicazioni economiche e sociali nel breve-medio o nel medio-lungo periodo”. Si rivendica inoltre l’erogazione di 59,5 milioni di euro per l’adesione alle iniziative comunitarie del SER(Spazio Europero della Ricerca). Per il resto, non si fa menzione di fondi, e vengono alla mente le polemiche sollevate dalla comunità scientifica durante l’iter dell’ultima finanziaria; si parla invece di 500 milioni di euro stanziati per la promozione della realizzazione di elettrodomestici e dispositivi a risparmio energetico, e  si aggiunge che il 20% di tale somma sarà investito nel Mezzogiorno.
E così ci si introduce nel tema ambientale, dove si tira ancora in ballo la legge 99 nella quale si pongono le basi per la ripresa dell’attività nucleare nel nostro paese, ma vi sono contenute anche norme volte a facilitare lo sviluppo di fonti di produzione alternative ed ecosostenibile. Si citano soprattutto gli svariati sgravi fiscali per chi decide di muoversi per il bene del pianeta, con accenno anche alle rottamazioni. C’è poi il “capitolo Kyoto”; i numeri sulle emissioni di CO2 non sono rosei, ma pur essendo state nel 2008 superiori del 4,7% rispetto al 1990, si sottolinea come nel 2007 lo stesso dato era 7,1%. In ogni caso si specifica che se l’interesse per il Protocollo è intatto, i fondi a disposizione sono diminuiti “al fine di conciliare la protezione dell’ambiente con il rilancio dell’economia”. C’è comunque un dettagliato elenco di bandi, fondi, campagne pubblicitarie e manovre per la responsabilizzazione di regioni e comuni per l’impegno ecologico. Infine, si cita ampiamente la “Carta di Siracusa sulla Biodiversità”, documento redatto nella città isolana ad Aprile in occasione del “G8 Ambiente” organizzato dal nostrano ministro Stefania Prestigiacomo, anche se il potere vincolante delle misure indicate nel documento è da verificare sul campo.
Si parla poi delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ITC), in merito alle quali viene ribadito l’impegno del governo per l’eliminazione del digital divide che affligge una grossa parte delle aree rurali in Italia; ma anche qui, non si può fare a meno di menzionare gli 800 milioni di euro destinati allo sviluppo della banda larga sul territorio italiano stanziati e congelati. Incontrovertibile è l’entrata in grande stile del digitale terrestre sulla piazza mediatica nostrana.
Il penultimo punto riguarda le politiche del lavoro, in primis quelle relative alla promozione, in linea con gli obiettivi dell’Unione, del lavoro femminile, per il quale si sottolinea la parificazione dell’età pensionabile tra uomini e donne. Si riconosce poi come faro dell’azione il concetto di “flessicurezza”; l’augurio è che non sia l’ennesimo termine-lenzuolo utile solo a coprire realtà spesso drammatiche (ovvio il riferimento al binomio flessibilità-precariato).
Chiusura dedicata alle riforme, in particolare quella della scuola (della quale si è ampiamente discusso nei mesi precedenti e la cui analisi dettagliata esula da questa sede), quelle in merito alle politiche sociali (a dire la verità si menziona la sola “social card”)  e  quella della sanità, alla quale si dedicano poco più di dieci righe di buoni propositi.
Che non fossimo all’avanguardia nell’attuazione della Strategia non era il Rapporto 2009 a doverlo sottolineare; ciò che si ricava è però l’ulteriore sensazione, emersa da tutte le relazioni su questo decennio di Strategia,che la Lisbona che si costruirà dalla prossima Primavera dovrà essere maggiormente vincolante per le politiche attuate dai governi degli stati membri.

Leave a Reply