Siti Sociali: Sono Adeguati alla Nostra Società?

Sempre più spesso accendiamo il televisore, e, guardando un telegiornale, sentiamo parlare di siti sociali. Questa osservazione tasta il polso di quanto la vita si stia spostando su dimensioni telematiche. Il problema però nasce quando notiamo che è forse un unico segmento della popolazione che registra in maggior modo questo cambiamento: i giovani. Il gruppo più isolato, che si sente più solo, quello più dimenticato, gli anziani, vengono lasciati indietro come non mai.

Proprio come tutto nella vita, alla gente piace la varietà. I siti sociali non sono immuni da questo fatto. Facebook, MySpace e Badoo sono diverse materializzazioni del bisogno umano di interagire, risposta ad un mondo che ci spinge sempre di più a vivere dietro una scrivania per esasperare la produttività. Questi siti (e forse addirittura ambienti) sono densamente popolati dalle rappresentazioni virtuali di noi stessi, proiettando in un mondo fatto di bit e byte ciò che ci piace, le nostre paure ed i nostri pensieri più nascosti.

L’immagine di questi servizi di socializzazione diventa più chiara se spostiamo l’attenzione da siti statici, intrappolati da solo due dimensioni a veri e propri ambienti virtuali tridimensionali. Second Life, forse l’esempio primo di esistenza virtuale, esplora nuove frontiere non solo aggiungendo un terzo asse dimensionale ad Internet, ma anche proiettando l’utente in un mondo dinamico che permette ad avatar (rappresentazioni virtuali di una persona) di interagire con oggetti e altri avatar situati nello stesso ambiente. L’abilità di interazione frantuma l’ideale barriera innata nel concetto di browser come Internet Explorer, liberando l’utente da molte restrizioni tecniche.

I siti sociali sono oggetto di molti studi che vanno dalle osservazioni di psicologi e sociologi alle statistiche prodotte dall’analisi di legami sociali telematici. In molti campi si può notare una realtà allarmante: bambini e adolescenti dipendono sempre più da questi siti. Questo non è un buon cambiamento. Invece di interagire in maniera diretta, i giovani preferiscono chiudersi in camera e usare queste tecnologie come modo di comunicazione con il mondo.

Il vero bisogno per siti e network sociali forse si trova tra gli anziani, che hanno ancora un bisogno importante di comunicare, ma che per una ragione o per l’altra dimostrano una mobilità limitata. Cercando su Internet siti sociali per gli anziani troviamo Enurgi. La prima osservazione che possiamo fare è che questo sito mette in comunicazione anziani e gruppi di operatori sanitari, cioè un tipo di socializzazione alquanto diverso da ciò che è alla portata dei più giovani. Eppure il bisogno di interagire con altre persone è molto simile. Navigando su Internet riusciamo a trovare siti per i giovani, come Facebook e MySpace, siti dedicati alla socializzazione tra professionisti, come LinkedIn, ma non troviamo siti di rilievo dedicati alla terza eta. Certamente piattaforme come Facebook non prevedono l’esclusione degli anziani dal gruppo di utenti, ma forse le differenti abilita tecnologiche proprie di generazioni diverse sono troppo marcate. Forse i siti sociali per gli anziani dovrebbero prendere una forma diversa. E’ pero un dato di fatto, soprattutto in Italia, che l’età media della popolazione cresce, ma il bisogno di socializzare non cambia.

Non tutti i gruppi sociali sono inclusi in un mondo dove le tecnologie accorciano distanze quantificabili in migliaia di chilometri. Il mercato incentra l’attenzione sui giovani, dimenticando le persone che forse hanno più bisogno di aiuto. Un giorno, quando utenti tecnologicamente avanzati diverranno vecchi, troveremo veri pionieri che costruiranno siti sociali per gli anziani. Ma almeno per adesso questo bisogno rimane nascosto.

                                                                                                                             Giovanni Vincenti

Fonti:
Corriere della Sera
Daily Mail
Enurgi
International Network for Social Network Analysis
“Social Network and the Elderly: Conceptual and Clinical Issues, and a Family Consultation,” di C. Sluzki
“Vizster: Visualizing Online Social Networks,” di J. Heer and D. Boyd

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