Salvate il soldato bambino

Il 5 Maggio 2009 l’ONU ha presentato il rapporto annuale sui bambini soldato. Inutile dire che i numeri e le percentuali sono oltremodo drammatici. Attualmente nel mondo  i conflitti armati sono  50, e mezzo milione di bimbi in più di 87 paesi fanno parte dalle forze armate governative o dei gruppi armati paramilitari. Più di 300.000 di loro combattono in 41 paesi: 120.000 nel continente Africano e  20.000 nella sola Repubblica Democratica del Congo (RDC).

La maggioranza di questi “baby soldiers” ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni ma alcuni ne hanno soltanto 10 e si va, progressivamente, verso un abbassamento dell’età. L’ LRA, Esercito di Resistenza del Signore, è costituito al 100% da minorenni e il più giovane ha la bellezza di 5 anni!  Le zone più colpite da questa calamità, che di naturale ha ben poco, sono quelle più povere del pianeta come l’Africa subsahariana. Qui l’infanzia finisce presto e prima che i pargoli possano iniziare a leggere  e a scrivere sanno imbracciare un fucile e uccidere. La maggior parte di loro vive in condizione di estrema povertà e abbandono e il richiamo alle armi più che una “vocazione” costituisce l’unico modo per poter mettere qualcosa sotto ai denti. Alcuni hanno visto uccidere i propri genitori decidendo così di unirsi alle fila dei combattenti per vendicarli andando a concimare quell’humus di violenza e odio su cui attecchiscono tutte le guerre più sanguinose. Ma alcune volte capita che gruppi di ribelli facciano razzie nei villaggi prendendo di mira gli innumerevoli orfani che li popolano, costringendoli con minacce, percosse e brutalità varie, ad unirsi ai gruppi belligeranti. Vengono drogati per annientare la volontà di rivalsa verso l’aguzzino e per non sentire lo stimolo incessante della fame, sfregiati nel petto e, nel peggiore dei casi nel viso, con vetri rotti o coltelli, e marchiati con le iniziali dei gruppi a cui appartengono.
Ad essere direttamente o indirettamente coinvolte nei conflitti armati sono anche le bambine che oltre ad essere testimoni e artefici dei massacri e delle esecuzioni sommarie, sono violentate e costrette a diventare le schiave dei soldati.
Mano a mano che le guerre finiscono, i ragazzi vengono liberati grazie anche alle innumerevoli associazioni che si adoperano a tale scopo e integrati in gruppo di recupero dove con supporti economici e psicologici si cerca di ridar loro un briciolo di quell’infanzia  che gli è stata ingiustamente negata. E’ sempre il rapporto dell’ONU a rivelare che molti gruppi e forze armate stanno procedendo al disarmo e al rilascio dei child soldiers: sempre nella RDC sono stati liberati 1200 bambini dall’inizio del 2009. Ma ancora una volta le bambine vengono loro malgrado escluse dalle operazioni di “salvataggio”. Rimaste incinta, vengono trattenute con la forza dai loro aggressori che le considerano a tutte gli effetti di loro proprietà. Ma pur se queste riuscissero a guadagnarsi la tanto agognata libertà, vivrebbero relegate ai margini di quella società che punisce e rinnega la donna che si è “sporcata” con il ribelle. Da tutto ciò si evince che le possibilità effettive di cui si dispone sono minime rispetto all’enormità della tragedia e che nonostante l’ONU esiga sanzioni più dure e pene esemplari per tutti quei paesi che utilizzano minorenni nei combattimenti, effettivamente non si riesce a porre un freno o tutt’al più arginare il fenomeno. Nonostante si prema per l’attuazione di misure drastiche al fine di danneggiare gli Stati criminali, come l’embargo di armi, il divieto di viaggi e il congelamento dei depositi finanziari, i Signori della guerra  continuano a giocare un ruolo estremamente importante all’interno delle economie e delle politiche mondiali.
Ancora una volta, quindi, il potere batte la legalità e non guarda in faccia nessuno sia esso maschio, femmina, adulto o bambino.

www.humanrightswatch.com
www.sosvillaggideibambini.it
www.ansa.it

Leave a Reply