Rome International

Ieri, alla John Cabot University, si è svolto il convegno “Updates on Rome and Italy”, incentrato sul rapporto “Rome International –  Diplomazia, organizzazioni internazionali, ONG, cultura ed educazione”, scritto da Lawrence Bartolomucci, presente al convegno, Bianca Giannini e Myriam Tabasso, con lo scopo di individuare la dimensione internazionale di Roma, per capirne potenzialità e margini disviluppo. 

Roma è una città molto internazionale. Ospita le Missioni permanenti presso tre Stati (Italia, Città del Vaticano e Repubblica di San Marino), presso la FAO e presso il Sovrano Ordine di Malta, per oltre 2700 diplomatici. Ospita anche 26 Organizzazioni Internazionali , di cui 12 organizzazioni intergovernative,  4 sono rappresentanze delle istituzioni europee e 10 appartenenti al Sistema delle Nazioni Unite (questo ultimo dato, fa di Roma il terzo Polo delle Nazioni Unite). Ospita inoltre 337 ONG ( un terzo delle quali operano nel settore religioso, un altro terzo si occupa di cooperazione e solidarietà internazionale e ben 37 nel settore della cultura e ricerca), 41 Istituti di Cultura ed Accademie straniere e 4 Università straniere (di cui 3 americane)che contano oltre 1500 iscritti. 
Ci si è quindi ripetutamente chiesti, come sia possibile, in una città potenzialmente così internazionale, che pochissime persone parlino correntemente inglese. Quando Roma ha smesso di integrare questi stranieri permanenti? Soprattutto, come tornare ad essere la Roma della “Dolce Vita” e degli anni Sessanta, fermento culturale e di connessioni internazionali?
di Raffaela Neri

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