Riconvertire i beni confiscati alla mafia per creare lavoro

L’Unione Europea stanzia oltre 60 milioni di euro attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR),  per la riconversione dei beni sequestrati alle organizzazioni mafiose nel periodo 2007-2013. La cifra fa seguito a un progetto pilota che, con 11 milioni di euro, ha già contribuito a trasformare 50 ex proprietà della mafia in centri per l’istruzione o per le imprese. L’obiettivo è quello di creare occupazione e offrire ai giovani un’alternativa al crimine. Tre quarti dello stanziamento saranno utilizzati per promuovere la sicurezza e lo sviluppo in quattro regioni del Sud: Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
La mafia è una triste realtà che accompagna la storia del nostro Paese. C’è chi la mafia la vive o la subisce ogni giorno; altri la ignorano o cercano di ignorarla, guardano da un’altra parte, finendo così per autorizzarla.  Ci sono poi quelli invece che la combattono. Ci sono persone che si ribellano, persone che lo gridano e lo cantano a testa alta, persone che nonostante tutto non fuggono dalla propria terra, che continuano a credere che investire in certe zone d’Italia sia ancora possibile. Investire liberamente e tranquillamente al Sud, a pochi giorni di distanza dal 2010, è ancora troppo simile ad un’utopia. Per investire bisogna fare i conti con una realtà troppo pericolosa e radicata nel territorio che, quasi quasi, i miei soldi li spendo altrove. Una realtà che condiziona la vita di molte, troppe persone, irrimediabilmente. Significa non poter vivere liberamente, non poter lavorare. Confiscare proprietà e riconvertirle per creare strutture e lavoro è il modo migliore per colpire la mafia; il modo migliore per ridare credibilità e, soprattutto, speranza alla gente; l’unico modo per dimostrare che, anche lì dove prima non cresceva nulla, è possibile tornare alla vita, è possibile costruire liberamente, è possibile pensare un Paese libero e meritevole.

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