Residenze per anziani e case di riposo

Il Lazio, con una popolazione pari a 5.882 milioni di abitanti, ha il 25% di popolazione con più di 60 anni. Un segmento d’età che usufruisce maggiormente dei servizi socio-assistenziali. In particolare, quasi il 40% degli ospiti delle strutture socio-assistenziali ha 80 anni o più, il 10% ha tra i 75 e i 79 anni, il 13% ha tra i 60 e i 75 anni. In base al Secondo Rapporto sui Servizi Sociali nel Lazio, le maggiori fonti di disagio per i cittadini anziani sono le situazioni di difficoltà economica, solitudine e mancata autosufficienza. Ed è proprio in questo ambito di particolare delicatezza, in quanto tocca una categoria fragile, che talvolta si sente parlare di mancata assistenza da parte delle strutture pubbliche e private a coloro che non sono più autosufficienti.
È un mondo complesso quello dell’assistenza agli anziani che pur essendo regolamentato non consente l’accesso a tutti. 
La Regione Lazio disciplina l’accesso ad alcuni servizi mediante il D.P.C.M. 159/2013, sulle prestazioni socio-sanitarie, ovvero, l’accesso alle residenze sanitarie assistenziali, RSA. Le RSA sono strutture finalizzate a fornire ospitalità, prestazioni sanitarie e assistenziali, recupero a persone anziane non autosufficienti, non assistibili a domicilio e che però non necessitano di ricovero in strutture di tipo ospedaliero o nei centri di riabilitazione. 
L’accesso a queste strutture, è previsto solo con una ripartizione dei costi tra il Fondo Sanitario Nazionale (50%) e l’assistito (50%) con l’eventuale compartecipazione del Comune di residenza, se aventi diritto, ovvero, possono accedervi coloro che hanno un reddito annuale I.S.E.E. pari a un importo non superiore a € 13.000,00, calcolato secondo quanto stabilito dall’art. 6 del D.P.C.M. 159/2013, sulle prestazioni socio-sanitarie.
Ma il grosso problema è che la maggior parte di queste persone fragili non riescono a entrare in queste strutture, RSA, e quindi sono costrette, loro malgrado ad accedere in Case di Riposo, Comunità alloggio e case famiglia, talvolta nemmeno organizzate dal punto di vista medico, con il rischio chiaramente di aggravare la propria situazione di salute. 
E allora, ci si chiede: non sarebbe meglio elevare il reddito ISEE in modo da consentire l’accesso alla maggior parte degli aventi diritto? In fondo, si tratta di persone che hanno contribuito durante la loro vita attiva allo sviluppo dell’economia italiana e quindi, forse, il legislatore dovrebbe/potrebbe tenerne conto, senza per forza pensare che l’anziano in quanto non più produttore di reddito, debba essere considerato esclusivamente un costo per la collettività. 

Di Donatella Carriera

Leave a Reply