Quando i soldi “comprano” la prevenzione: discriminazione geologica

Da diversi giorni l’attenzione degli organi di intervento è diretta alla frana del Monte de La Saxe che ha perso circa 10-20mila metri cubi di terra, costringendo all’evacuazione circa 80 persone della località La Palud per un possibile crollo imminente di 400mila metri cubi di terreno.
Il movimento franoso va associato ad una paleofrana – ha spiegato il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli – di circa 8-9 milioni di metri cubi che sta interessando la zona da 15 anni.
Una paleofrana può essere così definita:
“… un corpo immobile, composto da materiale incoerente di accumulo di una frana su un pendio, il cui trasporto, generalmente per gravità, avvenne in tempi antichi e di cui non vi è documentazione scritta o si è persa memoria.
Le paleofrane possono muoversi improvvisamente e la loro pericolosità è dovuta principalmente alla errata percezione di trovarsi su terreni stabili perché fermi da tempo immemorabile. Gli abitanti di tale zona sono sottoposti ad un rischio che è poco percepito e che induce alla costruzione di abitazioni e altri manufatti sul corpo franoso.
Uno dei più tragici eventi italiani dovuto ad una paleofrana fu il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, con quasi duemila vittime.”
Attualmente è prevista la costruzione ai piedi del monte di un “vallo” di 750 metri in grado di contenere una frana da 1 milione di metri cubi (un ottavo del totale). Il muro è il primo esempio di investimento di ingenti somme per la prevenzione del dissesto idrogeologico.
Secondo Stefania Notarpietro, Presidente dell’Ordine dei Geologi della Valle D’Aosta :”di frane come quella del Monte de La Saxe ce ne sono tante altre, anche più grandi, ma non suscitano un clamore tale. Perché? Perchè “sotto” non c’é Giampilieri, c’é La Palud, una località prestigiosa della più nota Courmayeur.”
Insieme alla notorietà del luogo, bisogna pensare alla vicinanza con il traforo del Monte Bianco e alle possibili implicazioni sulla viabilità internazionale.
Il vallo è, tuttavia, il primo esempio di investimento di ingenti somme per la prevenzione del dissesto, probabilmente anche per la sua rilevanza economico-politca, ma non bisogna scordare come in Italia ci siano altre situazioni gravi che non ricevono la stessa attenzione, e che i movimenti franosi nel nostro paese sono almeno 500.000 sui 700.000 dell’intera Europa.
Giusto spendere ed intervenire per limitare i danni in una zona così importante per il nostro paese ma, in questi 15 anni, in cui era conosciuta l’esistenza della paleofrana, noi dove eravamo?
 
di Andrea Poliseno
 

Leave a Reply