Natale più povero a casa, ma arrivano gli incentivi a lavoro

La notizia, a mo’ di pacco regalo natalizio, arriva da Bankitalia: le famiglie italiane sono più povere rispetto al 2007 di quasi 2 punti percentuali. Immancabile supplemento natalizio al bollettino statistico ed immancabile distorsione della realtà attraverso i numeri. I numeri cui spesso ci si affida per l’imparzialità, sono tuttavia strumenti da usare con raffinato mestiere altrimenti tendono, nelle loro forme aggregate e dall’alto potere suggestivo, a restituire panorami distorti. È il caso famoso che se uno mangia 2 polli al giorno ed un altro non ne mangia affatto, le statistiche restituiscono che abbiamo tutti la pancia piena visto che ciascuno mangia in media 1 pollo al giorno.
I 161 miliardi di euro che mancano all’appello rispetto al conteggio di 2 anni fa, non sono però usciti dal portafoglio di ciascuno in ugual misura infatti a ben vedere questa crisi affama chi è già magro: il numero di nuclei familiari che detengono la maggior parte della ricchezza è diminuito, evidenziando che la ricchezza è sempre più concentrata.
Chi era ricco, lo è ancora di più; mentre chi era in difficoltà ora sta peggio! Dieci famiglie su cento in Italia, detengono quasi la metà della ricchezza del paese. È sempre il mattone la miglior forma di investimento, dicevano i nostri nonni, ed è ancora valido: la principale fonte di ricchezza (50%) è il possesso di un bene immobile mentre il risparmio cambia forma e le azioni perdono posti in classifica in favore dei meno rischiosi depositi bancari.
Se da un lato il 90% degli italiani è più povero, dall’altro sono in arrivo fondi per le imprese piccole e medie ed essendo l’Italia un paese con solo il 74% di passività (debiti), rispetto alle altre potenze dell’UE che superano tutte il muro del 100%, allora puntare su maggiore liquidità alle imprese appare come una scelta oculata di Politica Economica, tale da far pensare che il titolo di capolista dei Paesi che guidano la ripresa non sia stato casuale, anzi che sarà confermato nel 2010.
Il fondo in questione è stato annunciato dal ministro Giulio Tremonti attraverso una conferenza stampa presso il Tesoro alla presenza dei principali istituti di credito e di Confindustria. L’ammontare del fondo è di un miliardo di euro, per partire, ma c’è l’intenzione di arrivare a triplicare la cifra entro breve tempo.
Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha sottolineato l’importanza di queste iniziative anche perché incentivano la trasparenza dei conti aziendali e le attività di consorzio e fusione, rendendo più strette le maglie del tessuto produttivo italiano: queste le sue parole «Il fondo servirà a una migliore governance e a una migliore trasparenza dei bilanci. Questo strumento per la capitalizzazione delle piccole e medieimprese – ha aggiunto – garantisce inoltre strumenti che aiutano il credito e ora più che mai servono capitali per le aggregazioni». Inoltre Marcegaglia ha spiegato come «nei periodi di crisi le aziende sono maggiormente spinte a fondersi:quest’anno c’è stato infatti un 5% in più di “merger”. Pensiamo che questa iniziativa possa quindi spingere a un cambiamento culturale e a rompere la diffidenza sul tema dimensionale che è importante per la ricerca e l’internazionalizzazione. A tale proposito abbiamo chiesto il rinnovo per il 2010 dei bonus per le aggregazioni e le ricapitalizzazioni».

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