Morire di Banche e Petrolio

Fino a solo 5 anni fa lo SMAU, il salone milanese dedicato alle tecnologie, registrava il tutto esaurito. Non c’era telegiornale o radiogiornale o articolo che fosse dispensato dal confezionare servizi che raccontassero quante migliaia di persone si riversassero presso i fantascientifici stand allestiti da importanti aziende dai nomi famosi ed altisonanti. Probabilmente ciò che faceva il successo di questa manifestazione era la fiducia cieca che l’uomo moderno nutre nei confronti della tecnologia; questo prima della Grande Crisi.

Intendiamoci: SMAU ancora è in voga, tanto che l’appuntamento annuale appena concluso ha registrato circa 50mila presenze, solo che si è trattato in larga parte di addetti ai lavori, insomma operatori d’affari. Intendiamoci ancora: la tecnologia è una cosa che spesso e volentieri facilita la vita, professionale e non, ma sembrerebbe che la Grande Crisi abbia sancito che l’economia, cioè l’esistenza delle persone, non sia assicurata solo dal miraggio di controllare il mondo con dispositivi e meccanismi sempre più raffinati, affidando alla tecnologia più di quanto in effetti non possa fare.
Alcune novità interessanti tuttavia si sono ancora registrate, soprattutto perché potrebbero svolgere un ruolo interessante nel rilancio di un’economia fiaccata, ma soprattutto nel rifondare un’etica economica. Un esempio per tutti viene da un’azienda milanese che ha messo a punto un sistema per gestire il magazzino attraverso comandi vocali.
In un mondo dove è possibile far questo e con un tessuto sociale come quello italiano, fatto di cultura e creatività per tradizione, cosa ancora ostacola la rinascita di un’economia solida ed eticamente fondata?
Banche e petrolio! Tanto non ne possiamo fare a meno, tanto finiranno col sancire la fine di questo sistema economico.
Una ricerca di CRIF (società di sviluppo di sistemi di informazione creditizia) mette in luce, come se ce ne fosse bisogno, che il problema del credito alle micro imprese, mette a dura prova il paese che lavora: il sud e le aziende agricole quelle maggiormente in difficoltà, ma gli altri settori accusano la riduzione del gettito di credito anche loro.
Un’altra ricerca, condotta dal garante per la sorveglianza dei prezzi, Roberto Sambuco, ha evidenziato che in Italia la componente fiscale incide sul prezzo meno che in quasi tutti i paesi dell’UE27: 62,1% contro una media del 63,8%. In Germania addirittura il 67,6%. Insomma sono le compagnie petrolifere a far presto ad aumentare i prezzi e a prendersela comoda quando andrebbero diminuiti.
Come si può immaginare di far impresa senza credito né energia? Come potrebbe funzionare l’economia senza chi fluidifica il denaro come dovrebbero far le banche, né con l’energia per far muovere l’industria, i trasporti e tutta la tecnologia che riuscite ad immaginare? La risposta è che non si può! Punto e basta. O meglio, si può ma solo alle condizioni attuali…Quindi, rilanciare e rifondare l’economia dovrà passare necessariamente per l’abbattimento anche parziale di queste barriere.

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