L’altra faccia della medaglia: il fumatore rilassato

Sono ormai più di 10 anni che il divieto di fumare è stato esteso a tutti i locali chiusi con le sole eccezioni dei locali riservati ai fumatori e quelli privati non aperti a utenti e al pubblico, compresi i luoghi di lavoro. La nostra società combatte e accetta il vizio del fumo allo stesso tempo, portando avanti continue campagne di sensibilizzazione. Ma il fumo a lavoro fa effettivamente solo male? Forse no se consideriamo i suoi effetti sul fumatore, sul suo livello di stress e sulla sua produttività teorica. Fumare a lavoro può aiutare il lavoratore a ridurre i suoi livelli di stress e a percepire più gradevole il tempo passato a lavorare in due modi: il primo è semplicemente biologico poiché il fumo ha sul cervello lo stesso effetto gratificante di una droga, ovvero estende l’effetto positivo della dopamina sull’umore e provoca un aumento della produzione di endorfine, avendo così un effetto, oltre che stimolante, anche rilassante sull’organismo; il secondo consiste nella pausa che in genere il lavoratore si prende per fumare. La pausa sul posto di lavoro permette di spezzare la monotonia e ricaricare l’attenzione, che raggiunge in genere il suo picco in 40 minuti circa per poi scendere drasticamente.
Biologicamente il fumo fa male, su questo non c’è dubbio ma, una volta costatato che ci sono persone adulte che fumano sui posti di lavoro, si potrebbero considerare anche i pochi aspetti positivi di questo vizio per organizzare il lavoro, i luoghi e le sanzioni affinché migliori la qualità della vita lavorativa di tutti, fumatori e non.

di Andrea Poliseno

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