La primavera araba e l’energia rinnovabile

Le mire espansionistiche dell’Italia in Nord Africa per lo sviluppo del fotovoltaico potrebbero consegnare all’altra sponda del Mediterraneo il primato energetico per i prossimi anni.

Da sempre, la sponda del Nord Africa ha rappresentato un area di forte interesse per l’espansionismo europeo, ed in particolare negli ultimi anni, per lo sviluppo degli impianti ad energia solare. In questo contesto, l’ascesa della primavera araba ha cambiato lo scenario geopolitico aprendo nuove opportunità di sviluppo energetico. 
Il progetto presentato dall’Italia alla conferenza internazionale organizzata da Res4Med (Renewable Energy Solutions for the Mediterranean), mira a sviluppare sul territorio nord africano impianti fotovoltaici, destinati a rispondere al fabbisogno energetico dei paesi costieri, oltre che a incrementare lo sviluppo e l’occupazione in questi territori.
Nonostante tutti gli effetti positivi che potrebbero derivare dal progetto c’è un lato senza dubbio negativo: regalare il predominio energetico dei prossimi anni all’altra sponda del mediterraneo. La cooperazione e la collaborazione sono elementi essenziali per lo sviluppo di un nuovo mercato energetico, ma sembra alquanto paradossale consegnare, nelle mani di una area geografica fortemente instabile dal punto di vista politico il predominio energetico. Anni di scontri, embarghi e problemi politici hanno determinato crisi economiche e il susseguirsi di rincari a livello energetico, inoltre l’instabilità politica della regione dovrebbe quantomeno far riflettere sulle possibilità di futuri cambiamenti politici e possibili nazionalizzazioni. Per cui, prima di intraprendere una simile strada, è quanto meno lecito analizzare i rischi di una decisione, che potrebbe determinare la dipendenza piuttosto che l’emancipazione sotto il punto di vista energetico.
 
di Matteo Panetta 

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