La lotta al dissesto ambientale in Italia

Nel nostro Paese ogni anno fra i 150.000 e i 200.000 ettari di territorio naturale vengono impermeabilizzati sotto cemento e asfalto, o bruciati dagli incendi. L’Italia detiene il record europeo nel “soil sealing”, l’impermeabilizzazione delle superfici naturali: dal 2001 al 2011 è aumentata dell’8,8% doppiando la media europea del 4,3%.
Oltre ciò, nel 42% dei centri abitati non viene svolta regolarmente la manutenzione ordinaria dei corsi d´acqua principali. Assistiamo quindi, da decenni ormai, ad una impressionante carenza pianificatoria di superficie ed ad continui abusi del suolo che non fanno altro che aumentare il rischio idrogeologico nella nostra penisola. Secondo Piero Farabollini, Consigliere Nazionale dei Geologi, una soluzione potrebbe essere quella di delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni, attuando interventi sugli edifici, sulle strutture e sulle attività presenti nelle aree a rischio. La delocalizzazione rappresenta una delle soluzioni apparentemente più difficili da percorrere, ma risolutive ed economicamente convenienti, sempre secondo Farabollini.
Mentre si ragiona su questa possibilità strutturale, a Modena viene inaugurato il CRICT (Centro Interdipartimentale di Ricerca e per i Servizi nel settore delle Costruzioni e del Territorio), struttura promossa dall’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia finalizzata alla prevenzione e protezione delle strutture, delle infrastrutture e del territorio dalle calamità naturali e dai dissesti ambientali. Il centro cercherà nei prossimi anni di dare il proprio contributo alla prevenzione e al corretto uso del territorio utilizzando un approccio interdisciplinare di ricerca scientifica per aiutare a comprendere che la cultura della prevenzione è una risorsa e non un costo per la società.

di Andrea Poliseno

Leave a Reply