La lenta navigazione delle Pmi nel mare di Internet

Secondo una ricerca condotta da Eurisko, solo il 60% delle Pmi italiane (con un massimo di 50 dipendenti) ha un collegamento a internet, mentre solo il 20% possiede un proprio sito.
Nonostante il numero di italiani che utilizzano internet sia in continua, seppur lenta, crescita attestandosi fra i 15 e i 19 milioni, con una media di 5 connessioni settimanali (dati Eurisko), lo stesso non può dirsi per le aziende.
Dietro questi dati possiamo trovare diverse motivazioni. Innanzitutto la crisi che sta colpendo i mercati induce le aziende a puntare su investimenti chiari e misurabili, rendendole ancora ostili agli investimenti nel web. Molte inoltre le aziende che, seppur dotate di un sito online, non sono in grado di sfruttarne a pieno i vantaggi e gli strumenti tipici del web, quali la necessità di contenuti snelli e di veloce fruizione, l’aggiornamento continuo, la possibilità di una maggiore interattività e comunicazione attraverso blog, forum e, non ultimo, una grafica accattivante e che li distingua dal marasma dell’informazione telematica.
Molte le imprese che ancora usano il computer solo offline, come banca dati o operatore che li aiuti a gestire fatture e ordini, mentre non colgono le ulteriori possibilità di guadagno offerte ad esempio dell’e-commerce, ossia la possibilità di gestire direttamente dal sito la vendita dei propri prodotti o servizi, eliminando le spese degli intermediari e garantendo così agli utenti migliori condizioni e prezzi più vantaggiosi.
E proprio sull’e-commerce hanno invece scommesso alcune aziende più giovani e intraprendenti, portando a casa risultati più che soddisfacenti in termini di guadagni e immagine. Ad esempio, il sito francese vente-privee.com, pioniere delle vendite online, sulla scia degli ottimi risultati dell’ultimo anno in Francia, Spagna e Germania, ha deciso di allargarsi anche in Italia, dove aprirà una nuova filiale entro la fine dell’anno.
Ma senza andare lontano, ci sono ottimi esempi anche in Italia, soprattutto sul versante della moda e del turismo. L’agenzia di viaggi pesarese Eden, primo tour operator con una web tv, con oltre 25 milioni di pagine visitate e 60 mila persone registrate al sito, ha raggiunto nel 2008 un fatturato di 265 milioni, 17% in più rispetto al 2007, e attende per il 2009 un’ulteriore crescita del 10%. La società italo-svizzera Piustyle, che raccoglie merce invenduta di marchi famosi in tutta Europa, ha creato una vera e propria community per amanti della moda e dello stile, garantendo sconti sul listino di circa il 70%, portando in rete oltre 70 mila persone su un’utenza potenziale di 250 mila contatti e un fatturato previsto per il 2009 di 6 milioni di euro.
L’e-commerce, quindi, si presenta come un ottimo strumento in grado di venire incontro ai tempi di crisi e sostenere le vendite, specie in un momento in cui molte imprese non possono accedere ai media tradizionali e permettersi ingenti spese pubblicitarie. Inoltre, sempre secondo dati Eurisko, si registrano buone performance negli ultimi mesi per il mercato degli acquisti online dovuto principalmente  all’incremento dell’utilizzo di soluzioni di pagamento elettronico, anche e soprattutto tramite mezzi più sicuri come carte prepagate o PayPal. Sebbene resti ancora alto il divario di acquirenti online rispetto ad altri paesi europei (24% dell’Italia contro il 48% della Francia e il 66% della Germania), il 100% dei consumatori online esprime un giudizio da buono a ottimo sull’esperienza di acquisto online e nel 90% dei casi si dice disposto a ripeterla. Per cui una buona sinergia tra miglioramento dell’offerta e della comunicazione online, un potenziamento della gestione logistica che acceleri i tempi di consegna, maggiori sicurezze e incentivi, potrebbero far salire la percentuale dei compratori online  e spingere anche le aziende ancora invisibili in internet ad investire su un settore che, anche con spese modeste, può ricambiare in termini di visibilità, fidelizzazione della clientela e incremento dei guadagni.

 

Fonti:www.corriere.itwww.corriere.it/economiawww.pmi.it

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