Italia paese per vecchi: nel 2040 il 32% della popolazione avrà più di 65 anni

L’Unione Europea ha lanciato l’ultimo allarme sugli effetti dell’invecchiamento della popolazione, invitando tutti i paesi a innalzare l’età del pensionamento. Ritirarsi più tardi dal lavoro, ha spiegato il commissario agli Affari economici, Joaquin Almunia, contribuisce ad aumentare la popolazione attiva e aiuta la crescita del Paese.

Il problema non riguarda solo l’Italia o l’Europa. Secondo il “National Institute on Aging degli Stati Uniti”, entro il 2020 il numero delle donne e degli uomini con più di 65 anni supererà sulla Terra, quello dei bambini con meno di 5 anni. Entro il 2040 il numero delle persone con più di 80 anni crescerà nel mondo del 233%. Ma in Italia (come in Giappone) si toccheranno livelli record: nel 2040 il 32,6 % della popolazione avrà più di 65 anni, il 10,4% più di 80. In queste previsioni vi è un ovvio aspetto positivo, l’allungamento della vita e il miglioramento della sua qualità per molti anziani, che restano vitali e in salute più a lungo. Il lato negativo è che per far restare in equilibrio i conti della previdenza, dovrà crescere l’età del pensionamento e calare il valore della pensione. Aumenteranno i problemi legati ai servizi, ai consumi, alla manutenzione delle case e anche il peso che i giovani dovranno supportare per salvaguardare la loro vita con tasse e contributi.
Vista dal punto di vista dei conti pubblici la previdenza fa tremare. Rispetto alla ricchezza che tutta l’Italia produce in un anno, la spesa per le pensioni è la più alta d’Europa: il 14,6% contro il 13,2 della Germania e il 13,1 della Francia. In compenso le pensioni ancora coprono all’incirca il 70% delle ultime retribuzioni.
In futuro che cosa accadrà? L’ultima riforma, approvata la scorsa estate, metterà gradualmente in relazione età del pensionamento e allungamento medio della vita a partire dal 2015. Secondo il ministro del Welfare questo meccanismo permette di fronteggiare l’invecchiamento della popolazione: i più giovani rischiano di dover lavorare fino a 72 anni.
Quanto all’entità delle pensioni, un recente studio del Cnel (Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro) e del Cer (Centro Europa ricerche) ha dato indicazioni inequivocabili: tra il 2020 e il 2030 le pensioni dei lavoratori dipendenti con tutti i contributi versati copriranno il 62% dell’ultimo stipendio. Tra il 2030 e il 2040 si scenderà al 55%. Poi ancora più giù. Senza contare che nel tempo si prevede anche una notevole perdita di potere di acquisto delle pensioni rispetto agli stipendi dei lavoratori attivi. Come dire: la pensione è un problema che riguarda più i giovani degli anziani.
Anche per i conti della sanità l’invecchiamento della popolazione sarà un peso.
Il Cer ha calcolato che, in assenza di un’adeguata campagna di prevenzione, la spesa sanitaria potrebbe crescere di 30-32 miliardi di euro l’anno entro il 2050. Quanto ai servizi, la sanità pubblica italiana si presenta come un’isola d’avanguardia, se paragonata con le situazioni di altri paesi.
Ma un conto sono i servizi garantiti nel Centro-Nord, un altro quelli disponibili nel Sud. Secondo il Censis, ben il 68,6%degli anziani si lamenta per la lunghezza delle liste di attesa. Infatti anche in Italia sta decollando il mercato delle polizze per coprire le spese sanitarie.
Secondo una rilevazione dell’associazione “Abitare e anziani”, il 77,4% dei pensionati vive in appartamenti di proprietà, il 14,8 in case di affitto, il 5,6%  in abitazioni utilizzate ad altro titolo (comodato gratuito o di servizio, per esempio portierato). Il disagio delle persone d’età che vivono in affitto, spesso con il rischio di sfratto, è alto.
Anche i proprietari hanno i loro problemi. Dalle indagini più recenti, come “Survey on health aging and retirement in Europe”, è emerso che circa 1 milione e mezzo di questi appartamenti è in condizioni mediocri o pessime con spese di manutenzione difficili da fronteggiare.
Panorama.it

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