Il diritto di abitare

La settimana scorsa Berlusconi da Cernobbio ci ha assicurato che il decreto sul piano casa è in dirittura d’arrivo. Effettivamente, al di là della congiuntura economica davvero nefasta, la Costituzione all’art. 47 prevede che si debba favorire il diritto alla proprietà dell’abitazione, auspicando misure che possano aiutare i meno facoltosi ad avere una proprietà immobiliare, concretizzando questo diritto.  Principio per altro sancito a più riprese dalla la Corte Costituzionale che afferma come rientri, tra i compiti dello Stato, favorire l’accesso alla abitazione ai cittadini più deboli. I riferimenti costituzionali del diritto alla casa” sono gli art. 2, 3 e 32. Per questo le politiche legislative circa “la casa” devono essere imperniate sul rimuoverne gli ostacoli di ordine economico e sociale. Leggendo però i dati forniti da Bankitalia qualcosa non torna. Di ostacoli ce ne sono eccome, e il decreto di Berlusconi non li scalfisce: a gennaio il tasso medio sui prestiti per l’acquisto di immobili è finalmente sceso sotto il 5%; per trovare un tasso simile all’attuale 4.78% bisogna tornare indietro fino all’ottobre del 2006. Questo è imputabile all’effetto degli interventi sul costo del denaro attuati dalla Bce per arginare la crisi. L’equazione dovrebbe essere: i tassi scendono, i mutui pure. L’Euribor, il parametro che influenza i mutui a tasso variabile, è al minimo storico. Eppure i mutui non scendono affatto. Chi sostiene le spese del bollettino mensile che arriva dalla banca lo ha già capito. Loro, le banche, lo chiamano pavimento, ed è qui il primo ostacolo che lo Stato dovrebbe rimuovere o almeno ridurre: si tratta di un limite sotto il quale gli istituti di credito non vanno, un limite sotto il quale il tasso di interesse non scende. Per chi si intende di economia questa potrebbe essere chiamata anelasticità dei mutui rispetto ai tassi dettati dalla Bce. Infatti in economia si definisce “elasticità” una misura della sensibilità di y rispetto a variazioni di x. Invece la sensibilità dei mutui, e quindi la loro capacità elastica, rispetto ai tassi d’interesse è vincolata dal cosiddetto “pavimento”. Ma l’ostacolo più grande è un altro: chi vuole accendere oggi un mutuo per comprare una casa, scopre come le banche abbiano deliberatamente alzato lo spread dei mutui variabili. Lo spread è il tasso aggiuntivo che la banca impone: di fatto il suo vero guadagno. E lo hanno alzato fino al 3% annuo. Per quanto riguarda il prestito a tasso fisso, che garantisce una maggiore stabilità delle rate, la cosa non va diversamente, ma quasi non c’è scelta per il cittadino: infatti le banche non concedono più questo secondo tipo di prestito per via dell’eccessiva convenienza per i clienti; e gli istituti che lo concedono ancora, hanno alzato lo spread dal’1% fino, in alcuni casi all’1,5%. Insomma, facendo due conti, si capisce come mai i mutui costano come nell’ottobre del 2006, anche se il tasso della Bce è sceso dal 3,25% all’1,5%: sono le banche a prendersi il resto dei soldi! In tema di ostacoli va poi ricordato che difficilmente le banche concedono mutui se la rata supera il 35% del reddito mensile familiare, senza contare che per un lavoratore atipico o precario l’opportunità di un mutuo è preclusa per definizione.Ma una coppia di giovani che, sfidando i tempi, volesse dare sicurezza ad un figlio (due non se ne parla proprio…) comprando una casa, come può fare? Entrambi lavorano, entrambi però sono atipici e/o precari, ed insieme portano a casa circa 2500€ ogni mese? Alla banca non basta! Non basta perché il 35%, caso comunque limite, sarebbero 900€ circa e in una città come Roma o Milano con quella cifra non compri proprio nulla. Ma la conseguenza reale è che quindi quella coppia, che tanto assomiglia alla maggior parte delle coppie, dovrà sostenere un affitto. Il canone di locazione di un piccolo appartamento nelle grandi città difficilmente scende sotto i mille euro mensili, anzi spesso decolla dolorosamente verso l’alto. Non solo esistono degli ostacoli oggettivi che lo Stato dovrebbe rimuovere, ma non rimuovendoli, ne crea degli altri: non si ha accesso alla rata del mutuo, che comunque sarebbe un investimento, quindi si deve sostenere un canone di locazione più alto e che non ti permette mai di entrare in possesso del bene immobile.

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