Il deficit demografico investe l’ U. E. L’immigrazione come risorsa

Il deficit demografico investe l’Unione Europea. Chi più chi meno tutti i paesi stanno affrontando il problema di una forte riduzione della natalità e di un invecchiamento della popolazione.

Oggi l’età media nell’UE è di 39 anni, ma nel 2050 salirà a quota 49, quando più di un europeo su dieci sarà over 80. Nel 2005 il tasso di fertilità nell’UE era di 1,5, una cifra del tutto insufficiente se si considera che per il cambio generazionale occorre un livello pari a 2,1. Questo significa che ogni nuova generazione si riduce del 25% rispetto a quella precedente. Se a questo dato si aggiunge quello dell’invecchiamento che prevede nel 2050 un aumento degli ultesessantacinquenni dal 16% al 28% del totale il quadro si fa piuttosto allarmante.
Senza contare che il deficit ha effetti disastrosi sul mercato del lavoro e sui sistemi di protezione sociale. Infatti causa degli squilibri strutturali dovuti allo scompenso tra chi contribuisce attivamente al sistema economico (popolazione attiva) e chi ne è fuori e assorbe risorse (pensionati).
Come interviene l’Europa per invertire tale tendenza?
Sicuramente promuovendo politiche a sostegno della famiglia e della natalità, incoraggiando la partecipazione al mercato del lavoro di quelle fasce della popolazione più escluse, favorendo un apprendimento continuo che consenta ai lavoratori più maturi di rimanere produttivi per un periodo di tempo più lungo, ma anche gurdando all’immigrazione come risorsa.
Infatti secondo i dati Eurostat solo nel 2006 sono stati 3 milioni gli stranieri che si sono trasferiti nei 27 paesi dell’UE, di cui 1,8 milioni sono extracomunitari.
In Italia, secondo l’ultimo dossier della Caritas, i cittadini stranieri regolari oscillano tra i 3,8 e i 4 milioni su una popolazione complessiva di 59.619.290, con una incidenza del 6,7%. Siamo leggermente al di sopra della media UE che è stata del 6,0% nel 2006.
Tra questi, sono quasi 250 mila gli immigrati titolari di aziende individuali che contribuiscono al benessere del nostro paese, incidendo sul Pil, sul gettito fiscale e previdenziale, e non ultimo creando occupazione.
Nel periodo aprile-giugno, afferma Unioncamere, le imprese aperte da stranieri sono state 9.915 a fronte di quelle che hanno chiuso i battenti che sono state 5.789. Il saldo del trimestre perciò è pari a 4.126 unità rispetto alla fine di marzo, corrispondente a una crescita relativa del + 1,7%. Un dato significamente superiore a quello medio nazionale riferito alle imprese individuali che si è attestato al + 0,25%.

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