Hiroshige – il “Maestro della Natura” che ha influenzato Van Gogh

Dal 17 marzo al 7 giugno presso il Museo del Corso a Roma è visitabile una mostra unica per la sua rarità ed importanza. Per la prima volta in Italia gli amanti dell’arte possono ammirare i lavori di uno dei più grandi artisti  giapponesi di ogni tempo, il maestro Hiroshige – ultimo esponente dell’arte dell’”Ukiyo-e”, meglio nota come “l’arte dell’immagine del mondo fluttuante”.

Il maestro Utagawa Hiroshige è nato e cresciuto nella Edo (attuale Tokyo) nel momento cruciale della storia giapponese dell’Ottocento quando il paese di Sol Levante si apriva all’Occidente e scopriva le innovazioni tecniche come la fotografia, concetti artistici come la prospettiva e lo sfumato, accompagnati dalla crescita di una nuova borghesia, sensibile all’arte.

Hiroshige abbandona gli studi della cultura classica per trovare una forma d’espressione tutta sua, autoctona, seguendo le orme del grande Hokusai e perfino superandolo. Si cimenta nella tecnica delle silografie policrome – le stampe – sulla matrice ritagliata dal legno.  E’  abilissimo nel riprodurre la pioggia, la neve, la nebbia. La sua abilità gli procura il soprannome “maestro della pioggia” che dopo anni si trasforma in “Maestro della Natura” – Natura- contesa come l’essenza divina presente in tutte le cose – alberi, rocce, animali, fiori – che diventano parte integrante della grande vita cosmica con cui l’uomo deve mantenersi in armonia.

Questo sentimento quasi religioso nei confronti della natura lo accompagna per tutta la vita. Lo si legge anche sul suo ritratto presente alla mostra: un uomo di mezza età con indosso un abito monastico, testa rasata, la posa e l’espressione del viso esprimono  la calma contemplazione.

L’atmosfera di rilassamento e di pace interiore entra dolcemente nell’animo del visitatore appena varcata la soglia del museo: dal caos dei negozi, innumerevoli turisti, dai rumori delle macchine, della vita di Via del Corso, facciamo pochi gradini e ci ritroviamo in un mondo diverso. Accompagnati dalle ragazze in abito nazionale entriamo nel mondo incantato dei giardini giapponesi, ruscelli da acque fresche, sentiamo il tintinnare degli uccelletti, il suono delle campane, il rumore del mercato del riso e sullo sfondo del disco infuocato del sole calante  vediamo le anitre selvatiche compiere il loro lungo viaggio – siamo in Giappone ai tempi di Hiroshige.

Compiamo il viaggio attraverso i luoghi incantevoli della natura incontaminata, dove l’uomo fa parte integrante del mondo, non il domatore della natura, nè un elemento decorativo, ma uno alla pari con le rocce, gli alberi, gli animali, i pesci, i fiori…

Le duecento opere del Maestro Hiroshige esposte nel Museo del Corso creano un percorso tematico: siamo accolti dalla sala delle stampe dei fiori, per passare attraverso il mondo degli animali, quello delle vedute più celebri del Sol Levante, fino ad arrivare al cuore di Tokyo, nel celebre mercato del riso con le contrattazioni rappresentate con elegante ironia. Sembra di compiere un viaggio accompagnati dallo stesso artista. Non a caso una delle sezioni è chiamata le ”Cartoline dalle province”. Lungo il nostro viaggio immaginario possiamo ammirare le vedute, ma anche ricevere informazioni interessanti sulla vita sociale del Giappone dell’Ottocento, timbrare il nostro diario di viaggio come in un vero cammino spirituale, provare a scrivere degli ideogrammi giapponesi, scoprendo il legame fra la pittura e la scrittura nella cultura del Giappone, infatti, spesso i pittori giapponesi accompagnavano le propri opere con piccole poesie,  Hiroshige di questo è un esempio brillante.

Man mano che osserviamo le opere del “Maestro della natura” ci accorgiamo di una particolarità: dal punto di vista compositivo le sue opere sono molto simili alla fotografia moderna con dei primi piani ravvicinati alla maniera di un teleobiettivo e la ricerca sulla prospettiva conduce chiaramente alle scoperte artistiche dell’occidente. Il Maestro ha ispirato fortemente l’arte della fotografia giapponese…e non solo fotografia! E’ stato una fonte d’ispirazione per parecchi pittori impressionisti ed post-impressionisti europei. Ammirato da Claud Monet, Edoard Manet, ma in modo particolare da Van Gogh, il quale si è ispirato direttamente a Hiroshige per tre dei suoi dipinti (oggi conservati presso il Van Gogh Museum of Amsterdam). Le copie di due di questi dipinti (“Susino fiorito” e “Ponte sotto la pioggia”) sono presenti alla mostra.

La rassegna, promossa dalla Fondazione Roma e patrocinata dall’Ambasciata del Giappone in Italia, presenta al pubblico italiano le opere provenienti dall’Honolulu Academy of Arts, la più grande raccolta delle opere d’arte asiatica al mondo. Un tale evento culturale fa accrescere la consapevolezza della cultura asiatica, avvicina il pubblico alla cultura giapponese, ma, in modo particolare ci fa riflettere sull’equilibrio della natura, sull’importanza e la bellezza di tutti i suoi elementi, dal più piccolo ramoscello fino alla montagna più imponente, con l’uomo come parte integrante dell’unico “divino progetto”.

Leave a Reply