Giovani e lavoro, AlmaLaurea: “Garantire alle imprese l’accesso al capitale umano”

L’istruzione come arma per fronteggiare la crisi. Che tradotto in termini di produttività significherebbe “garantire alle imprese” – da parte delle istituzioni – “l’accesso al capitale umano”. È l’auspicio di Andrea Cammelli, professore di Statistica all’università di Bologna e direttore di AlmaLaurea.

Le considerazioni di Cammelli nascono in virtù dell’indagine relativa al 2008 condotta da AlmaLaurea (XI Rapporto 2009) sulla condizione occupazionale e che ha coinvolto quasi 300 mila laureati di 47 università italiane. Il problema emerso dallo studio, in verità presentato a marzo (il 27 maggio AlmaLaurea proporrà invece a Padova un convegno sul “Profilo dei laureati 2008”, sempre nell’ambito del Rapporto 2009) è il medesimo denunciato da diverso tempo da più parti: la crisi occupazionale. Già, perché stando alle parole di Cammelli risulterebbe che, “nonostante il bombardamento ossessivo dei media” i cui allarmi sembrano rivolti verso tutt’altra direzione, stanno uscendo dalle nostre università “le migliori generazioni di laureati, soprattutto specialistici. La preoccupazione – aggiunge Cammelli –  è che rischino di restare schiacciati fra il mondo della produzione che non assume e quello della ricerca che non ha fondi da investire”. Si tratta, ad ogni modo, di un problema risolvibile nel medio e lungo periodo. Lo è molto meno, invece, nell’immediato percorso post laurea. Ma procediamo con ordine. I laureati specialistici del 2007, sui 30.355 intervistati, hanno in media 26 anni. Di questi, l’80 per cento dichiara di aver seguito almeno il 75 per cento delle lezioni, il voto medio è di 109 su 110 e il 70 per cento di loro ha concluso gli studi in corso. Il 56 per cento, inoltre, ha svolto stage, mentre il 12 per cento si è recato all’estero con programmi europei (il 75,5 per cento degli intervistati sostiene, inoltre, di conoscere “bene” l’inglese). Sono tutte percentuali, queste, che rispetto ai dati pre-riforma del 2001 un miglioramento del livello accademico degli ultimi anni. D’acchito verrebbe da pensare che il mercato del lavoro accolga piuttosto positivamente i laureati specialistici. Ma su questo punto, naturalmente, vanno chiarite alcune circostanze. Considerando, infatti, coloro (22%) che decidono di proseguire gli studi anche dopo il conseguimento della laurea attraverso formazione retribuita, il tasso occupazionale sale al 75 per cento. Peccato, però, che soltanto il 28 per cento di questi possa vantare un contratto a tempo indeterminato. Al contrario, sono il 69 per cento i neolaureati di primo livello – quelli che preferiscono immettersi subito nel mercato del lavoro e non proseguire gli studi – che trovano in tempi rapidi un impiego (il campione, in questo caso, si basa su 105.439 interviste), mentre il lavoro fisso è una realtà che comprende appena il 40 per cento. Per trovare un po’ di pace e di stabilità professionale i laureati devono attendere almeno cinque anni (il lasso di tempo potrebbe essere più elevato per le categorie a ciclo unico, quali medici, veterinari, farmacisti e architetti che il più delle volte necessitano di ulteriori anni di specializzazione). Dallo studio, infatti, emerge che il tasso di occupazione per i laureati del 2003 è pari all’84,6 per cento, la stabilità del lavoro coinvolge il 70 per cento e l’efficacia del titolo risulta “abbastanza” valida nel 91 per cento dei casi. L’unica nota dolente – ammette AlmaLaurea – proviene dalla voce “retribuzioni” che “nell’ultimo quadriennio, seppure superiore ai 1.300 euro, ha visto il suo valore reale ridursi di circa il sei per cento”. Il rapporto, tuttavia, si riferisce a un periodo ancora non totalmente coinvolto dalla crisi mondiale. È perciò evidente che nella pratica l’attuale situazione possa presentare delle discrepanze e risultare, quindi, anche peggiore. A tutto ciò si aggiunga un aumento – evidenziato nel Rapporto – della precarietà, specie nel settore pubblico. Per questo motivo, dati alla mano da un lato e presa di coscienza dall’altro, già a marzo Cammelli suggeriva al governo di “favorire l’accesso delle imprese” – attraverso apposite agevolazioni –, “alle risorse umane più giovani e di qualità” provenienti dal mondo accademico. E ancora “a quelle più innovative, più ricche di conoscenze linguistiche ed informatiche, a quelle, sempre più numerose, che vantano nel proprio bagaglio formativo stage in azienda ed esperienze internazionali di studio”. In attesa di conoscere il Profilo dei laureati 2008 e trarre maggiori spunti di riflessione, questo potrebbe rappresentare un buon punto di partenza – come già osservato dal direttore di AlmaLaurea – per evitare “che un patrimonio di studi e di conoscenze, costato caro al Paese, sia costretto a cercare la propria realizzazione al di là delle Alpi”.

Fonti: www.almalaurea.it

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