Femmine Caterpillar

Donne empatiche, dotate di estrema sensibilità, versatili, caparbie, risolute, ambiziose, con spiccate attitudini manageriali, vogliose di migliorarsi,  bisognose di rivalsa soprattutto  nei confronti di chi (maschietti in primis!), non le riteneva in grado di affrontare impavidamente le difficoltà legate al mondo del lavoro.

E’ ormai risaputo che il gentil sesso ha dato prova delle proprie capacità su tutti i fronti: da quello pubblico a quello privato sbaragliando, talune volte, spietate concorrenze maschili. Tempo ne è passato da quel lontano 1882 quando Hubertine Auclair introduceva l’ormai celeberrimo termine “femminismo”, o le suffragette iniziavano a pretendere minimi diritti societari fino ad arrivare alla più attuale Betty Friedan “la mistica della femminilità”. Passi avanti ne abbiamo fatti  senza farci mancare qualche ruzzolone all’indietro.
Ma a quanto pare le cose ci sono un tantino sfuggite di mano. A furia di volere assomigliare agli uomini alla fine ci siamo riuscite, anzi abbiamo fatto di meglio: come si dice”l’alunno ha superato il maestro”.  Cofimp, la società di alta formazione e consulenza di Unindustria Bologna ha condotto una ricerca su campo, tra il 2001 e il 2009, prendendo a campione 1200 soggetti (660 uomini e 540 donne) con un’età media di 39 anni che va dai 20 ai 65. E’ stato loro somministrato un test appositamente creato da RH Comportament di Parigi scaturito da una ricerca condotta nel campo dell’intelligenza emozionale che dura dal 1991. Si è rilevato, sulla base di 5 fattori (empatia, maturità emozionale, sensibilità, cordialità ed esteriorizzazione dei sentimenti) che il sesso forte sembra rispondere meglio rispetto a noi fanciulle. Infatti, in 10 anni, la sensibilità delle donne è passata da un punteggio di 7 a 1,3; mentre la cordialità è precipitata da 8,1 a -0,7.     Un grave smacco. Per lo meno per chi di quelle virtù tipicamente femminili faceva il proprio cavallo di battaglia. Dalla ricerca si evince anche la misera  intelligenza emozionale dei manager, siano essi uomini oppure donne. Sarmenghi e Bencivelli, autori di questo studio, così commentano tale risultato: «fatica a farsi spazio un modello di gestione fondato su un approccio empatico. Al livello manageriale questa potenzialità sembra regredire, per lasciare il campo a uno stile a volte protettivo (basato sul rimprovero o l’elogio genitoriale), a volte «affiliativo» (con me o contro di me), o «prescrittivo» (controllo sull’esecuzione di compiti)». Per contro la ricerca evidenzia come le figure più «precarie» (come tirocinanti o stagisti) hanno punteggi più alti per cordialità e empatia. Un dato sintomatico della spinta motivazionale e comunicativa che spinge chi è in fase di inserimento «a farsi apprezzare facendo leva su un elevato grado di ascolto attivo e apertura spontanea alla relazione». Non abbiamo, dunque, più nulla da temere.   Agguerrite come amazzoni scagliamo dardi nella società senza paura di colpire cavalieri sempre più sbalorditi da cotanta  “marziana audacia”.
E che ci importa se per ottenere un posto di enorme potere all’interno dell’azienda lasciamo a casa, chiusa nell’armadio la nostra tenerezza? Ormai siamo diventate brave ad indossarla all’occorrenza, magari di sera come un bel abito da sfoggiare solo in occasioni importanti.

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