Donne nell’arte: storie a colori e in bianco e nero Rosetta Messori e l’estetica della parsimonia

L’anno sta per concludersi. Nella miriade di eventi proposti, il mondo artistico e culturale ha festeggiato un anniversario particolare: i cento anni della nascita del Futurismo, l’unica autentica avanguardia italiana  del XX° secolo, nata con il “Manifesto” di Filippo Tommaso Marinetti nel 1906, creata per contagiare il mondo intero e tutte le sfere, non soltanto dell’arte visiva, ma della vita stessa e persino il costume della società.

Il fascino e la forza spirituale del Futurismo è sopravissuto di gran lunga ai suoi capostipiti, arricchendo con la sua linfa vitale la ricerca degli artisti contemporanei e acquisendo in questo modo sfaccettature nuove e contenuti sempre più ricchi e profondi.
“Dinamismo, velocità e simultaneità” sono sempre state le parole chiave per gli artisti futuristi e, il 10 dicembre, all’interno della Biblioteca Rispoli a Roma, osservando per la prima volta le creazioni fotografiche di Rosetta Messori, affermata fotografa romana, nella mente venivano proprio “dinamismo e simultaneità”, intesi come il rapporto fra lo Spazio e il Tempo, accompagnati dall’onda d’Energia inarrestabile , quasi palpabile……
Le ricerche artistiche di Rosetta Messori sono iniziate anni addietro, dopo e durante gli studi all’Accademia di Belle Arti a Roma e numerosi workshop presso l’International Center of Photography di New York. Dagli esordi della ricerca l’artista ha subito un’influenza particolare, dovuta alla scoperta di un personaggio del futurismo italiano che spesso ingiustamente viene considerato secondario, minore: si tratta di Anton Giulio Bragaglia, un regista, critico cinematografico e saggista, ma prima di tutto, un brillante sperimentatore delle nuove tecniche fotografiche e cinematografiche. Bragaglia introduce la nozione di “fotodinamica” nell’arte della fotografia, pubblicando il saggio “Fotodinamismo futurista” nel lontano 1913.
Guardando oggi le opere di Rosetta Messori percepiamo quel dinamismo come una sorte di “onda di energia pura”……dove si crea un rapporto particolare fra l’artista (osservatore) e l’oggetto osservato, “una sorte di bilocazione”.
La prima serie di lavori, (quelli dal 1988) sono le fotografie a colori  dedicati a New York, Palermo, alla grande metropoli. Dal 1996 si apre per Rosetta una lunga ricerca sul Mediterraneo e sul Medio Oriente, pian piano i colori svaniscono lasciando lo spazio allo scatto in bianco-nero.  
Le immagini nascono dai numerosi viaggi, dalla capacità di osservare e di “cogliere le geometrie invisibili ad un occhio non attento”  in ¼ di secondo circa……
Scattare all’impazzata per poi scartare quello non riuscito nella speranza di aver fatto uno scatto giusto, quasi per sbaglio, è la logica dello “spreco digitale” della nostra “epoca sprecona”.
Rosetta Messori è convinta del contrario: rimanendo fedele alla macchinetta analogica si impara a non sprecare gli scatti, a studiare il corpo nello sviluppo del suo movimento, a imprigionare quella scia di energia, quel dinamismo che il corpo produce. Da qui nasce una sorta di “avarizia” artistica, quella parsimonia e cura nel provare un soggetto ed aspettare il momento magico degno di lasciare la sua traccia. “Estetica della parsimonia” ha esclamato qualcuno del pubblico durante la presentazione delle opere alla Biblioteca Rispoli.
Le diciotto opere presentate sono dedicate all’Egitto e sono tutte frutto dei viaggi fuori dalle rotte turistiche, alla ricerca di un’emozione nuova, un’inquadratura inaspettata, di quell’Egitto di cui parlava anche Marinetti, fatto di ombre e sagome, immerso nell’atmosfera dell’incanto e di semplicità.
I volti, le figure accovacciate, i cavalieri……tutto è privo di elementi di disturbo, di particolari inutili.
“La gente e la natura in Egitto e nel Medio Oriente sono molto fotogenici” racconta l’artista, “ perché sono in armonia fra loro”.
Quello che conta è il modo di guardare la Realtà: cogliere quell’attimo di fusione del cavaliere egiziano con il suo cavallo inarrestabile nella sua continuità futurista, per liberarsi dalla materia ed entrare nel mondo invisibile, la dimensione dello spirito “che fluttua e cerca continuità tra sé e l’oggetto osservato”.

Leave a Reply