Disoccupazione: qualità o quantità, quale la Cura?

In febbraio il bollettino dal fronte lavoro Ue, fa la conta dei suoi caduti. Le mani impazienti, nervose si torturano a vicenda, sudano, si stringono in pugni da sbattere sulla scrivania imprecando contro chissacchi. Se non li hai già persi tutti, finiscono (le mani) tra i capelli; e lì restano impotenti. I numeri che la Commissione Ue ha divulgato hanno troppi zeri per essere veri: in soli 4 mesi, da ottobre 2008 a gennaio 2009, abbiamo perso oltre 130 mila posti di lavoro e circa 150 miliardi di euro. Siamo senza fiato e chi lo ha ancora, a dire il vero, non ci pare che lo utilizzi bene: nessuna ricetta, nessuna proposta, nessun coraggio. La presidente dei Giovani di Confindustria invita allo stacanovismo quando propone di lavorare più ore e ridurre le ferie. Effettivamente, quando si è sotto stress capita di dire la prima cosa che passa per la mente, quella che su due piedi appare come la più sensata, ma forse, invece, è il caso di controllare il panico e riflettere un poco.

Il trend attuale circa le strategie delle imprese, si attesta verso la creazione vantaggio competitivo, e non è sbagliato. Si può dire di più: la capacità strategica di un azienda si misura con la capacità che ha di ridurre l’incertezza previsionale attraverso la creazione di “valore”.

Già anni fa quando Paolo Cantarella, l’ex-amministratore delegato della Fiat, parlava di rivoluzione manageriale, diceva che: “gli indirizzi strategici di un’azienda che vuole essere vincente nel Duemila sono resi possibili solo dal cuore e dalla passione di tutti, […] è solo adottando questi fattori che si crea Valore, Valore aziendale, Valore economico, Valore umano”.

Oggi, più ancora che allora, sembra l’unica strada: se si vuole cambiare ciò che si produce, bisogna cambiare chi produce e, conseguentemente, chi è preposto a controllare il corretto funzionamento di tutto il processo.

Giuseppe Vigorelli, presidente dell’associazione per lo sviluppo degli studi di banca e borsa, diceva: “Le forme di collaborazione che funzionano meglio oggi sono quelle che si basano sui valori morali; infatti, le organizzazioni più efficienti non hanno bisogno di regolamentazioni ferree , ma è il consenso morale che dà ai membri la ragione della reciproca fiducia. È allora che scopriamo che l’economia ha un’anima”.

Ci vogliono allora capitani d’impresa che diano anima all’economia: non sarà dalla sola quantità del lavorare che nascerà la risoluzione della crisi, ma da un qualitativo diverso impegno delle persone. La Motivazione degli individui è quindi la colonna portante della creazione di valore: cioè l’incrollabile determinazione ad affrontare il cambiamento e a gestire le pulsioni interne, coniugandole con le circostanze.

Sarà banale, ma dove se non nei cuori dei giovani, possiamo trovare le giuste motivazioni?

Alessandro Ferlosio

Fonti: “I tascabili del Sole 24 Ore”: Lavorare positivo. Il manager tra ragione e sentimento, Riccardo e Maria Ludovica Varvelli (maggio 1997)

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