Choosy, bamboccioni, volontari e solidali

L’ultimo decennio, per mantenersi stressi, non è stato sicuramente positivo per le aspettative di vita di noi giovani: Tito Boeri, attuale presidente dell’INPS, ha recentemente affermato che se avesse lui 30 anni sarebbe spaventato per le sorti della sua vecchiaia. Sapesse noi.
Nel frattempo l’occupazione giovanile cala ed aumenta quella degli over 50, continuano a chiederci maggiore formazione che poi diventa un deterrente per non assumerci, ci chiedono di fare tirocini non retribuiti, stage, apprendistati, prove, formazioni, corsi, e via discorrendo.
Così noi a 34 anni siamo ancora giovani. Già, l’ISTAT calcola i 34enni all’interno delle statistiche dei giovani, e grazie a queste statistiche la Fondazione Volontariato e Partecipazione ha diffuso i numeri della partecipazione alle attività di volontariato dei giovani di casa nostra: per chi ha meno di 35 anni la percentuale di chi si spende nel sociale varia tra il 10 e il 12%, in aumento rispetto al passato, il che significa, tradotto in numeri, che tra i 14 e i 29 anni sono 1.050.000 i giovani che fanno volontariato. Perché diciamo questo? Per sottolineare la forza dei giovani italiani che non demordono e cercano la propria strada, di mantenersi fisicamente e psicologicamente attivi per non avvizzire nell’attesa del miracolo lavorativo. A 30 anni dovrebbe essere proibito fare stage e tirocini: studiamo, pratichiamo durante gli studi, ci abilitiamo e facciamo anche volontariato, ma non lavoriamo.
Forse saremo anche “choosy e bamboccioni” come ci hanno definiti alcuni grandi statisti dei passati governi ma, sicuramente, siamo molto più solidali e pazienti di quest’ultimi.

di Andrea Poliseno

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