Campi nomadi, continua l’inchiesta del Comune: sei arresti e 16 milioni di sprechi l’anno

 

Quello dei campi nomadi, lo sappiamo bene, è un business che riempie le tasche di personalità senza scrupoli, in primis cooperative e funzionari pubblici, disposti a giocare con la vita delle persone in nome del Dio Denaro. Totale mancanza di umanità in coloro che invece dovrebbero esserne i campioni, che si traduce in un giro d’affari illecito molto proficuo sul piano finanziario.

È questo il quadro sconcertante, stando al Corriere della Sera, emerso dopo una lunga serie d’indagini che si è tradotto in sei arresti: gli imprenditori Roberto Chierici, colto a dare al funzionario direttivo dell’area inclusione sociale Rom, Sinti e Camminati del Campidoglio una bustarella di 50 euro, Loris Talone, Massimo Colangeli e Salvatore di Maggio, il funzionario Alessandra Morgillo e il vigile Eliseo De Luca, gli ultimi due condannati ai domiciliari. Tra gli indagati anche personalità politiche.
La Morgillo in una confessione accusa Claudio Zaccagnini, responsabile capitolino dell’accoglienza e delle dimissioni dai campi, di aver avuto “rapporti illeciti con quattro cooperative, in particolare Isola Verde e Arci solidarietà” e afferma il coinvolgimento nel “giro” di Emanuela Salvatori, funzionario pubblico già condannato a 4 mesi di reclusione per un suo coinvolgimento in un ramo del maxi-processo e solo ora indagata proprio per questa sentenza.
Zaccagnini avrebbe favorito un giro di tangenti per i lavori di manutenzione dei campi nomadi e gestione delle presenze negli stessi, come a Castel Romano, dove la criminalità regna sovrana, con reati contro il patrimonio, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, e dove risulta che su 503 persone controllate 374 sono risultate clandestine, 412 con precedenti penali e di queste ultime ben 20 latitanti.
Si creerebbero così incertezze su queste cifre, gonfiando di conseguenza i fatturati delle società di gestione, secondo gli investigatori, che aggiungono: “In barba ad ogni regolamento, autorizzano d’iniziativa, con il suo avallo (di Zaccagnini), l’accoglimento di nuovi ingressi di rom. La società di vigilanza Risorse per Roma omette ogni controllo sui campi, sebbene esplicitamente stabilito dal contratto”. Lo stesso Zaccagnini, in un’intercettazione telefonica risalente al 4 febbraio 2014, aveva ammesso che su 60 espulsioni da eseguire ne erano state portate a compimento solo due.
In tutto ciò basti pensare che questo tipo di gestione dei campi nomadi sarebbe stato assurto addirittura a “modello” in altri comuni d’Italia. Con Mafia Capitale è stato aperto il vaso di Pandora, un vaso pieno di orrori che escono fuori in quantità e velocità incredibili. L’unica certezza che abbiamo è che questo, purtroppo, sia solo l’inizio.

Di Simone Pacifici

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