27 gennaio, una giornata per non dimenticare

Il 27 gennaio si celebra la commemorazione delle vittime dell’Olocausto. Una Giornata della Memoria istituita a livello internazionale, con risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU solo 10 anni fa. Il 27 gennaio è il giorno in cui le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz e liberarono quelli che erano rimasti, e scoprendo, e mostrando, l’orrore degli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati. Quelli rimasti, perché una decina di giorni prima i nazisti lo avevano già abbandonato, portandosi dietro tutti i prigionieri sani. L’Italia ha anticipato i tempi, istituendo formalmente la Giornata della Memoria nel 2000 con la Legge n.211/2000. L’idea era leggermente diversa, e si volevano ricordare le vittime dell’Olocausto e delle leggi razziali e tutti coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista. Inizialmente furono proposte la data del 16 ottobre, la notte del rastrellamento del ghetto di Roma, a seguito della quale oltre mille ebrei furono catturati e deportati dall’Italia ad Auschwitz oppure il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, ma la scelta ricadde, anche nel nostro caso, sul 27 gennaio.
27 gennaio di 70 anni fa. Anche questo 27 gennaio le comunità ebraiche hanno varcato i cancelli di Auschwitz, per entrare, non per fuggire. Tra loro c’è ancora qualcuno che 70 anni fa quel cancello è riuscito a varcarlo al contrario, che è riuscito sopravvivere a quell’orrore. Hanno già trascorso lì la notte, come i deportati, hanno recitato il KADDISH in memoria delle vittime della Shoah.
La maggior parte delle manifestazioni si concentrano lì e in Israele. Ma paesi come il nostro che, nonostante le responsabilità di chi era al comando, ha da sempre difeso e sostenuto gli italiani di religione ebraica (tutta Roma, a partire dal Papa, partecipò alla collazione dell’oro richiesto dai nazisti alla comunità ebraica), ricordano e vogliono raccontare a chi non c’era, cosa significa l’Olocausto. Cinema, convegni, visite alla Sinagoga o al Museo Ebraico, presentazioni di libri o di video (oggi Rai Cultura ha presentato un video su Auschwitz cui ha partecipato Sami Modiano, sopravvissuto): le scuole per prime, le istituzioni poi.
Quello che ci si chiede, purtroppo sempre più frequentemente, è se questo basti. L’antisemitismo e l’antisionismo, che oggettivamente non sono mai scomparsi, sembrano riprendere sempre più forza. L’accanimento nei confronti del diverso per religione, per stato sociale, per razza, per nazionalità. Eppure basterebbe ricordare.

di Raffaela Neri

Leave a Reply