Tolkien a Magliana: il mistero delle due torri Stampa
Scritto da Gabriele Rizzi   
Giovedì 11 Ottobre 2018 16:48

C’è un luogo a Roma dove ci si aspetterebbe di vedere sbucare Gandalf e Frodo da un momento all’altro. Un luogo a cui la Storia ha donato un toponimo particolare, un nome che sembra uscito dalla Trilogia di Tolkien: il quartiere di Pian Due Torri.
Sebbene non sia montuoso e ammantato di un verde smeraldo come la Nuova Zelanda scelta da Peter Jackson per ambientare le avventure dell’hobbit più famoso di sempre, Pian Due Torri nasconde un passato leggendario e condivide un interessante particolare con il romanzo tolkieniano che porta un nome simile: il fatto che nessuno abbia mai capito quali siano i due bastioni a cui ci si riferisce. Come ne “Le Due Torri”, infatti, in questa zona i baluardi difensivi erano molteplici, ma poco a poco le generazioni cominciarono a riferirsi alla zona oggi compresa tra il Tevere e via della Magliana con un toponimo che risulta oggi non semplicemente spiegabile.
Di Torre, infatti, ne è rimasta solo una. Ma la vera domanda da porsi è: “Dov’era situata la seconda?”. Per rispondere, gli studiosi citano un anno, l’847. Fu allora che venne stabilita la costruzione di 15 bastioni difensivi, un complesso di torri che avrebbe dovuto sorgere tra Porta Portese e la foce del Tevere. Tra queste, ve ne sarebbero state due, poste su due argini opposti del fiume, che avrebbero avuto il compito di bloccare la navigazione tendendo, all’occorrenza, una catena di ferro.
Si spiegherebbe in tal modo il toponimo moderno. Il problema, tuttavia, permane; in corrispondenza di Pian Due Torri non vi è, infatti, alcuna fortificazione sulla sponda opposta del Fiume. L’unico bastione ad oggi rimanente è quell’unica torre rimasta, oggi situata in via Teodora e nota come Torre di Casale Teodora.
A pianta quadrata, tale baluardo venne innalzato in corrispondenza di un mausoleo di epoca romana di cui permangono le tracce nel sottosuolo; esso si presenta oggi invece come una torre tipicamente medievale, con un tetto spiovente a ricoprirla. Soprattutto, però, la torre rimane l’unica indiziata per il ruolo di unica torre rimasta nel complesso delle “Due torri”. Sebbene nella Mappa di Eufrosino della Volpaia del 1547 le torri siano raffigurate come vicine, sembra che all’epoca almeno una delle due fosse già scomparsa e che il disegno del cartografo si riferisse più che altro al toponimo.
Ad oggi, quindi, l’ipotesi più probabile circa l’origine del nome del quartiere resta dunque quello delle due torri poste su rive opposte, che avrebbero assolto anche la funzione di dogana. Un giorno, magari, una rilevazione scientifica sottomarina scoprirà i resti della torre scomparsa proprio dove ce li si aspettava, ormai nascosti sotto banchi di alghe secolari. L’unica cosa che si può dire con certezza, però, è che, hobbit o meno, restano ancora tanti i misteri di Roma da risolvere.

Di Gabriele Rizzi

 

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