L’Unione europea ha stanziato per il 2009 più fondi per la crescita, l’ambiente, il lavoro (e programmi di sviluppo regionale), ricerca e aiuti ai Paesi in via di sviluppo.
Ma mentre si cerca di fronteggiare la crisi attraverso determinate politiche economiche – ricordiamo in ogni caso che alcune di queste procedure rientrano nell’ambito dei Programmi operativi (associati ai Fondi strutturali) – il Parlamento europeo (Pe), da par suo, ha espresso non poche perplessità sui fondi del 2007 adottati dal Consiglio (l’organo dell’Ue che rappresenta gli Stati membri). Ogni anno, durante la sessione plenaria di aprile, il Parlamento europeo è infatti chiamato a votare l’approvazione del cosiddetto “scarico di bilancio” (relativo al 2007, in questo caso). Il Pe, come era ad ogni modo plausibile, ha giudicato positivamente il bilancio Ue. Contemporaneamente, gli eurodeputati hanno chiesto alla Commissione sistemi più snelli per l’erogazione dei fondi comunitari e un maggiore controllo da parte delle autorità nazionali e “rimandato” il Consiglio, reo di una mancata trasparenza in merito all’utilizzo dei fondi Ue (in particolare sulle spese riguardanti le missioni di sicurezza e difesa comparse nel capitolo “amministrazione”) che – dicono gli eurodeputati – “dovrebbero essere regolarmente scrutinati dal Parlamento”. Inoltre, hanno fatto sapere dal Parlamento europeo che circa l’11 per cento dei finanziamenti destinati ai Fondi strutturali “ha presentato qualche problema”. Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente interessante in ottica italiana, essendo l’Italia il terzo “contribuente netto”, alle spalle di Germania e Francia. Il Laboratorio dei 100, non a caso, si è recentemente occupato della denuncia da parte dell’Eurispes sull’incapacità del nostro Paese di usufruire al meglio dei fondi europei. Ora ci potrà rincuorare il fatto che anche altri Stati membri lamentano tali lacune e il Pe ha evidenziato come la Commissione europea debba “accelerare la semplificazione dei meccanismi di richiesta ed erogazione dei fondi comunitari. Da anni – sostengono gli eurodeputati – la maggior parte degli errori è causata dalla difficoltà e dalla scarsa chiarezza delle procedure”. Governi e autorità nazionali, dal canto loro, “devono controllare meglio come sono spesi i fondi, devono cooperare di più con le istituzioni comunitarie e fare passi avanti nel recupero dei crediti nei casi di abuso e di errori, visto che – aggiunge il Pe – l’80 per cento dei finanziamenti europei è gestito a livello nazionale”.
Fonti: www.europa.eu
Fonti: www.europa.eu


















