Il sistema “Allerta-Risposta” si è inceppato Stampa
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Scritto da Andrea Poliseno   
Sabato 01 Febbraio 2014 18:54
Il primo week-end di febbraio 2014 è all’insegna del mal tempo che ha colpito l’intera penisola italiana. Precipitazioni eccezionali si sono abbattute su quasi tutte le regioni da nord a sud, in particolare su Toscana, Lazio, Emilia-Romagna (che ancora non ha ricevuto i risarcimenti economici in seguito al recente terremoto) e le zone Alpine colpite da violenti nevicate.
Il nuovo anno quindi continua come era terminato il vecchio, ricordandoci che non siamo ancora in grado, e non lo saremo per molto tempo ancora, a rispondere in maniera adeguata ad eventi naturali così importanti.
Lo stato di allerta è presente sul tutto il territorio nazionale: l’Arno in toscana ha rotto gli argini in più punti esondando in diversi comuni, a Venezia è praticamente annullata la viabilità pedonale e sulle Alpi sono caduti quasi due metri di neve in poche ore.
Nel Lazio è stato dichiarato lo stato di calamità con diversi fiumi esondati: l’Aniene e il Liri hanno creato diversi problemi nella zona tra Subiaco, Sora e nel Frosinate in generale. La zona a sud di Roma ha subito numerosi allagamenti soprattutto tra Acilia e Ostia. Diverse frane si sono verificate nel Viterbese.
Importante però è analizzare la situazione nella Capitale, il fulcro delle Istituzioni Nazionali e sede di diversi uffici di gestione del territorio, poiché caso emblematico di mancate risposte e azioni preventive: unica indicazione fornita dagli organi competenti è stato un invito fatto ai romani venerdì mattina di limitare gli spostamenti, quando ormai lo stato di allerta era già attivo.
La grande massa d’acqua riversatasi sulla capitale ha causato diverse frane nelle campagne che hanno creato enormi disagi alla circolazione dei treni, interrompendo alcune linee per diverso tempo. Le due metro hanno singhiozzato per tutto il week-end a causa degli allagamenti di alcune fermate, e gli stessi bus sostitutivi viaggiavano limitati e con grandi ritardi, come tutte le linee Atac e Cotral.
Alla stazione di Valle Aurelia è crollata una collina e la valanga di fango ha investito le baracche sottostanti. La Repubblica riporta alcune delle strade principali chiuse e impraticabili: via Ugo De Carolis e via Magna Grecia per due voragini sulla strada. Chiusura temporanea anche in via di Malagrotta per una voragine su via Aurelia in direzione Portuense. Per smottamenti non si può transitare in via Jonas Edward Salk all'altezza di via di Quarto Peperino per il distacco di un costone, via del Foro Italico tra Viale di Tor di Quinto e Galleria Giovanni XIII in direzione Galleria Giovanni XIII, via di Trigoria tra Piazzale Dino Viola e via Pontina, viale dei Cavalieri di Vittorio Veneto, via Trionfale, via Giovanni Bausan in direzione Piazzale Clodio, via della Muratella, via di Ponte Galeria, via Cassia tra Piazza dei Giuochi Delfici e via Vilfredo Pareto, via Giuseppe Guicciardi e via della Valle dei Fontanili, via della Maglianella in entrambe le direzioni tra il civico 252 e il civico 254. Criticità anche sulla Panoramica. Alcune rampe di ingresso dal raccordo erano inagibili e quindi chiuse al traffico, soprattutto nella zona Nord di Roma.
Quindi diverse voragini e allagamenti si sono verificate, tutto a fronte dei 2 milioni di euro spesi dal comune negli scorsi mesi per pulire i tombini della Capitale.
Il Tevere ha superato i 12 metri di altezza, sta per raggiungere il livello di allarme fissato intorno ai 14-15 metri, e ha inondato l’isola Tiberina ed alcuni reparti sotterranei dell’ Ospedale Fatebenefratelli.
Il comune di Roma, come era già stato fatto dal Sindaco Alemanno in occasione dell’eccezionale nevicata che colpì la Capitale, si è giustificato definendo le precipitazioni “un evento eccezionale”.
Le istituzioni, di Roma e non, continuano a nascondersi dietro all’eccezionalità degli eventi che, però, non sono più tali e andrebbero affrontati con un maggior senso di responsabilità poiché portano alla luce diversi problemi organizzativi e strutturali da analizzare. 
Dalla manutenzione del manto stradale che non resiste a ingenti piogge, il sistema fognario e stradale completamente inaffidabile, la costruzione di edifici dove non dovrebbero essere costruiti, la grande differenza tra centro e periferia, per non parlare dei mezzi “pubblici” e delle difficoltà che presentano nella gestione delle “emergenze”.
Per di più l’allerta meteo andrebbe promossa giorni prima che l’evento si verifichi in modo da poter applicare i piani di prevenzione come, ad esempio, il rafforzamento degli argini dei fiumi, o un’ organizzazione alternativa dei servizi pubblici, non solo del trasporto ma anche della salute.
Non si chiede un’ammissione di colpa da parte delle Istituzioni, ma semplicemente di agire sull’abitabilità presente e futura del territorio da parte dei cittadini. Ristrutturare il nostro territorio oggi ci permetterà di risparmiare tempo, soldi e vite umane in futuro. 
Prevenire è meglio che curare.

di Andrea Poliseno
 

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