Laurentino, riapre la Scuola della Pace Stampa
Scritto da Gabriele Rizzi   
Martedì 17 Settembre 2019 10:43

Settembre, mese di inizio delle scuole, mese di facce abbronzate che si ritrovano dopo tre mesi di vacanze, mese di tristi ritorni sui libri. Settembre è per molti bambini e ragazzi, però, anche il mese di inizio di unaltra scuola, la Scuola della Pace.  

Nel quartiere di Laurentino 38, per combattere la marginalità ed evitare ai più giovani pomeriggi passati sulle strade del quartiere, da più di tre decenni è infatti attivo il doposcuola gratuito della Comunità di Sant’Egidio, animato da ragazzi dei licei e delle università di zona (molto spesso loro stessi ex frequentatori della Scuola della Pace); qui i bambini, oltre a ricevere un aiuto nello svolgimento dei compiti a casa o nello studio, si dedicano anche ad attività di educazione alla pace, imparando sin da piccoli a convivere con bambini di storie e paesi differenti.  

Da “semplici” doposcuola, le Scuole della Pace si trasformano quindi in “incubatori” degli adulti di domani, nella speranza di una società che non badi al colore della pelle, come si legge nel “Manifesto del Paese dell’arcobaleno”, ovvero del “mondo di domani, così come lo vorremmo”.  

Un mondo senza razzismo, ma anche “più pulito, dove l’inquinamento non faccia diventare gialle le foreste e marrone l’acqua”; nell’anno di Greta Thunberg, i ragazzi hanno poi imparato, nelle colonie estive, l’importanza del riciclo, facendo giochi ed attività sull’argomento.  

A Laurentino la sede locale di Sant’Egidio, dopo anni al terzo ponte, è ora sita al sesto ponte, in via Francesco Lanza, ed è ormai un punto di riferimento per l’intero quartiere, nel quale i ragazzi e gli adulti della Comunità portano avanti diverse iniziative.  

Oltra alla Scuola della Pace sono state infatti promosse coabitazioni tra anziani e disabili, un corso di economia domestica per i rifugiati ed un corso di cucina sempre a favore degli “Amici”, il gruppo dei disabili mentali della Comunità. La speranza è sempre quella di dare un volto più umano al quartiere e con esso all’intera città; perché come ha insegnato Sant’Egidio con la sua storia ormai cinquantenaria, i grandi cambiamenti passano spesso per le piccole realtà.  

 

Di Gabriele Rizzi  

 

 

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