Un UFO al Trullo: Torre Righetti Stampa
Scritto da Gabriele Rizzi   
Martedì 17 Aprile 2018 10:32

Agli automobilisti che si trovano a percorrere la Roma-Fiumicino o agli assidui frequentatori del trenino Roma-Lido sarà capitato di osservare, in lontananza, uno strano edificio, che nella penombra di un’alba romana può sembrare, agli occhi di un osservatore lontano, di un appassionato di film di fantascienza, di un turista o di un innocente bambino, una navicella extraterrestre venuta da mondi lontani. È proprio questo che deve aver pensato Gianni Rodari quando compose il romanzo per ragazzi “La Torta in cielo”. Correva l’anno 1966 e mentre il fenomeno dei “dischi volanti” era al centro di un grande dibattito, in una scuola elementare del Trullo, nasceva, come scrive l’autore nella prefazione, un racconto per bambini, nel quale l’UFO atterrato su di una collinetta del quartiere si rivela essere una grande torta spaziale.
Effettivamente, Torre Righetti conserva ancora oggi una forma insolita: adagiata sulla sommità di Monte Cucco, la costruzione si compone, infatti, di due cilindri, di cui quello di diametro maggiore funge da base per quello di minor ampiezza. Da dove si trova è possibile poi abbracciare con un solo sguardo la maggior parte dei quartieri circostanti e oltre: non a caso, prima che il Cavalier Righetti – da cui prende il nome – decidesse di costruirvi un casino di caccia, lo stesso punto aveva visto passare prima gli antichi Romani, che vi avevano costruito quello che probabilmente era un edificio funerario e poi i romani del Milleseicento, i quali vi avevano invece scavato una cisterna. Infine, nel 1825 il banchiere romano, che possedeva diversi terreni nella zona, volle erigere in quello che – come si legge ancora oggi nei ruderi della torre – fu un “luogo ignoto”, ma di rara bellezza: circondato da quella che era piena campagna romana, l’edificio voleva infatti essere un “tranquillo asil di pace” – circondato com’era di prati incolti e boschi.
Scaldati dal fuoco acceso nei sotterranei, gli ospiti del Righetti potevano quindi rifocillarsi con la selvaggina appena cacciata e osservare, sotto un cielo di stelle e al riparo di un balcone colonnato, le luci di una città che di lì a poco avrebbe raggiunto anche questo rifugio di campagna. Ma quando ciò avvenne, Torre Righetti aveva già perso la sua cupola, le sue colonne e i vetri delle quattro grandi finestre, incolonnate con i quattro punti cardinali. E di quello che fu un edificio neoclassico sullo stile del Valadier rimaneva già la struttura di base.
Ancora oggi quindi, sulla cima di Monte Cucco, l’UFO continua a guardare Roma dalla Magliana; non sarà un mondo alieno, ma la vista è di certo spaziale.

Di Gabriele Rizzi

 

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